 |
Don Domenico
Raccontare la vita di zio Memmo, questo è il nomignolo con cui tutta la famiglia ha sempre chiamato Don Domenico De Franceschi, è per me sì un grande onore ma anche un grande onere!
Don Domenico nasce a Filettino, piccolo e caratteristico paese di montagna della Ciociaria (Frosinone) abbarbicato sulle pendici dei Monti Simbruini il 13 gennaio del 1922.
Suo padre, nonno Aurelio, di cui mi onoro di portare il nome, era il sacrestano della Chiesa di Filettino, l'attuale Parroco novantenne lo ricorda ancora come uomo onesto e religiosissimo.
La madre Maria (nonna Marietta) lavora al forno di Filettino.
Nel 1924 arriva Nazzarena, la signorina, e nel 1925 Margherita, mia madre, la signora per i
Tuturanesi.
Nonno Aurelio, nonostante questa sua gran religiosità, quando Domenico, a dodici anni, gli rappresenta la volontà di entrare in seminario fu inizialmente contrario: non poteva accettare che il suo unico figlio maschio diventasse sacerdote!
Questo desiderio di studiare da prete colse tutti di sorpresa poiché Domenico ed una sua amica (diventerà suora) erano le
'pesti' del paese.
Su pressione della mamma e dei nonni, il papà Aurelio si convinse ed accettò che fosse inviato a studiare in un collegio a pagamento presso la città di Lucca.
La condizione economica non era certo delle migliori ma i nonni si fecero loro carico di pagare ben 70 lire il mese: cifra notevole per l'epoca.
La seconda guerra mondiale che l'ha visto nel pieno degli studi e le conseguenti difficoltà economiche hanno rinforzato in lui l'amore per gli studi. Ha preso i voti nel 1947 nell'Ordine dei Chierici di Padre Leonardi come Passionista: questa sua scelta l'ha portato ad esercitare il Ministero a Gallipoli (Lecce) fino al 1955/56 dove era conosciuto come
'papa Cecchi'. La morte del papà Aurelio a 57anni (1949) e la conseguente paresi capitata alla mamma Maria hanno condizionato la vita di tutti i De Franceschi. Nel 1956 zio, rientrato a Roma, verrà anche lui ad abitare con noi. Di questo periodo ricordo perfettamente, pur avendo all'epoca solo 5 anni, l'esperienza della nevicata a Roma vissuta grazie a zio (famosa la canzone di Mia Martini). A Roma esercitava il suo sacerdozio dicendo la S.S. Messa in alcune parrocchie ed era solito cantare nella basilica di San Pietro soprattutto durante i matrimoni: era un gran tenore!

Nel 1958 gli fu affidata la Parrocchia di Borgo san Martino(Cerveteri): questa era stata costruita nelle campagne bonificate nella zona compresa tra Ceri, via Aurelia, Palidoro: non vi era nemmeno la corrente elettrica!
Zio, come suo solito, dedicò ogni sua attività ad abbellire la Chiesa: comprò a sue spese tutti i paramenti sacri, un grande generatore di corrente elettrica con motore diesel con cui forniva l'energia elettrica a tutto il Borgo!
Coinvolse la gioventù dispersa in tutte le campagne attrezzando l'Oratorio come meglio non si poteva: bigliardini, completi di calcio, strumenti musicali ecc.; organizzava anche feste danzanti a cui partecipava direttamente.
Ho sempre avuto la convinzione che don Domenico nella sua attività apostolica abbia anticipato di diversi anni quello che poi stabilirà il Concilio Vaticano II di Papa Giovanni XXIII: è sempre stato un innovatore, soprattutto se le novità servivano a far avvicinare le persone alla vita della Parrocchia! Il 22 maggio del 1962 viene a mancare sua madre: ricordo perfettamente la veloce corsa in macchina da San Martino a Casalotti. Anche questo avvenimento sarà decisivo poi per il trasferimento di Don Domenico a Tuturano.Ritornato a Borgo San Martino ha continuato la sua attività a favore delle persone dedicando loro ogni secondo della sua giornata: non vi era momento o secondo che non fosse disponibile per chiunque e per qualsiasi situazione.
Nel frattempo continuava la sua attività a favore e per conto della F.A.O.
L'essersi messo contro le sue Autorità ecclesiastiche che ne chiedevano un indirizzo diverso, l'ha portato, dopo aver subito innumerevoli angherie di cui è stata vittima anche la famiglia tutta, a dare, all'inizio del 1963, le dimissioni dal suo incarico di Parroco. Rientrato con zia Nazzarena e me a Roma, ha qui vissuto in casa con la mia famiglia.

Dopo circa un anno senza una propria parrocchia, rispondendo alla chiamata di un alto prelato che l'aveva conosciuto e apprezzato nel suo periodo di Gallipoli, ha accettato l'incarico di Parroco a Tuturano.
Nel gennaio del 1964, accompagnato sempre dalla fedele sorella Nazzarena, prende possesso della Chiesa di S.S. Maria Addolorata di Tuturano!
Il 4 luglio dello stesso anno anche mia madre, mio fratello ed io veniamo a Tuturano.
Era una giornata caldissima, ancora più calda perché venivamo da un viaggio lungo ed estenuante, le autostrade ancora non collegavano in toto Roma a Brindisi; la casa di via Colemi, 10, con lo sfondo dell'attuale campo di calcio pieno della paglia dell'avvenuta trebbiatura, sembrava un mare biondo!
Anche a Tuturano Don Domenico ha dovuto patire l'improvvisa morte della giovane sorella Nazzarena,
il 17 giugno 1966 mentre era intento a celebrare la S.S. Messa della sera.
Toccò a me l'ingrato compito di informarlo sull'altare.
La pesante eredità lasciata dal precedente parroco ha ostacolato non poco la sua opera.
Nonostante ciò la sua grinta ,la sua passione, la convinzione della sua missione lo hanno aiutato a superare i notevoli ostacoli trovati o messi davanti ai suoi piedi.
Credo che il merito di mio zio sia stato quello di essere stato un testimone vero delle cose che predicava: umile tra gli umili, al servizio di tutti, senza riserve e condizionamenti.
foto e testo di Aurelio Lorenzini
|
 |