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Sei Anni di Ricordi
Quando sono arrivato per la prima volta a Tuturano, sapevo che ci sarei dovuto stare per diversi anni,
lasciavo Roma e i miei amici.
Era una splendida giornata di luglio e faceva molto caldo. Dopo un lungo viaggio e lasciata la statale 16, una strada diritta, intorno campagna con vigneti, uliveti ed un piccolo Camposanto.
Ecco il paese. Case bianche una addossata all'altra, portoni con le chiavi nella toppa, nessuno per la strada: troppo caldo, pensai. Infine svoltammo a sinistra: una strada abbastanza stretta, un incrocio alla destra del quale una fontanella dove un'anziana prendeva l'acqua. Oltrepassato l'incrocio Via Colemi a sinistra un meccanico che stava riparando una moto. Sempre case bianche, mentre a destra una vigna e una palazzina diversa da tutte le altre: la casa parrocchiale e davanti un gruppetto di ragazzi, suppergiù della mia età. Siamo arrivati, finalmente! Il gruppetto dei ragazzi ci stava aspettando. Mio zio li salutò e, mentre i grandi scaricavano le valigie, ci fu la presentazione: Amedeo, Antonio, Angelo, Mario...Francesco, Aurelio. Sembrava che ci fossimo sempre conosciuti, noi eravamo... li niputi ti lu Papa e venivamo da Roma, dove quando pioveva c'erano i goccioloni (così mi ripetevano ogni tanto).
Ho trascorso sei anni a Tuturano e i ricordi non sono più nitidi: l'età è molto diversa d'allora, purtroppo! Ma il meccanico diventò ben presto mio amico perché mi riparava le gomme della bicicletta. Mesciu PINTO, un uomo d'oro. Ricordo diversi amici che non ci sono più: Etturino Lo Bello... amico di tante giornate di caccia alle giallette nel boschetto; Francesco Andriani (qui mi scuso se per caso avessi sbagliato il cognome), con lui tante partite a carte dove in palio c'erano i giornaletti; Espedito..che mi aiutava a capire la matematica. Il mio unico occhio nero della mia vita, per dividere due amici che litigavano sulla spiaggia, uno lo ricordo bene, Antonio cugino di Peppe Capionzo.
Le partite a biliardo da Emma, quante volte mi ha nascosto nella sua cucina perché lu Papa non voleva che ci giocassi. Le lunghe partite a calcio.....interminabili! Le prime mute sportive, i primi innamoramenti, mai dichiarati!
Però tutti noi non vedevamo l'ora dell'imbrunire: via della Stazione era un pullulare di persone, gli anziani davanti alla porta, seduti chi a parlare, chi a guardare la gente, mentre i giovani a camminare su e giù, ma era una scusa perché finalmente si poteva scambiare qualche sguardo con le ragazze. E' vero, c'era un altro modo: la domenica in chiesa, ma noi ragazzi eravamo una schiera di chierichetti, con Teodora la sacrestana....un maresciallo!
E il profumo del mosto durante la vendemmia. i carretti, trainati dagli animali, che trasportavano i tini colmi d'uva nera. La raccolta dei melloni, il laboratorio fotografico dove in molti abbiamo imparato a stampare le foto, in bianco in nero. Quante mangiate..le passatelle al bar alla destra della chiesa.
Sei anni trascorsi, in cui non ho mai rimpianto d'aver lasciato Roma. Io spero di poter ritornare un giorno. Sicuramente molto sarà cambiato, spero... non l'affabilità delle persone.
Ciao e....spero a presto!
E un saluto a tutti quelli che mi conoscono e non...... da Francesco Lorenzini
testo di Francesco Lorenzini
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