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IN TUTURANESE MPIGGHIATU SIGNIFICA ALLERGIA
SIGNIFICATO:
TIPICO RIFERIMENTO ALLA PERSONA CHE HA PRESO UN'ALLERGIA USATO SPESSO DA CHI LAVORAVA LA RACCOLTA DELLE FAVE:
A MPIGGHIATU ALLI FAI
.


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Il Comitato Festa

Non so se domani sera farò un salto per vedere la processione. Dipende dalla capo che porto...
Anche io alla fine degli anni '50 ho fatto parte del Comitato per la festa della Madonna del Giardino. Presidente era un vecchio furbacchione abile negli affari, abbastanza tirato, cioè tirchio.

Io e Franco Zullo (che ora penso viva a Cisternino) entrammo nel Comitato per due ragioni. La prima, quella di apparire, cioè di darci importanza; la seconda per 'crattare' qualche soldino nella raccolta di oboli porta a porta che si faceva per due, tre mesi prima della festa per raccogliere un po' di soldi, anche perchè il presidente piangeva sempre, diceva che non ce la faceva con i soldi, che ci rimetteva e che non avrebbe fatto più la festa.
Noi sapevamo che, anche se i tuturanesi non erano generosi (ed all'epoca denaro ne circolava poco), le cose non stavano poi tanto drammatiche e quindi stavamo nel Comitato. Ora non ricordo quanto riuscivamo a mettere da parte, ma il nostro piacere era dopo la festa metterci su un pullman della Ciccimarra e raggiungere Cisternino, paese dove vivena una sorella di Franco insieme ad altri parenti, e farci un paio di giorni di vacanza, spendendo i soldi con le ragazze nella villa comunale che da sulla Vale d'Itria e, la sera, andando nelle macellerie che avevano il fornello a mangiare gnummarieddi. Una storia durata tre o quattro anni.

Il concerto bandistico era sempre il più 'scalcagnato', perchè il presidente diceva che i soldi erano pochi. La verità era che parecchi scansavano Tuturano perchè si pagava poco e male. Solo il maestro Selicato, che per fortuna campava facendo l'impiegato all'Ufficio di Collocamento di Brindisi, accettava di portare la sua banda con il compenso che il presidente gli dava.
La banda dormiva per terra nella scuola elementare di via Stazione. Dei fuochi d'artificio, non ne parliamo.
Una volta ci fu di che divertirsi con una donna (brindisina, se non ricordo male) che, invece di mettere su un banchetto per vendere palloncini e cupeta, si mise fuori dal paese e vicino all'officina di Pippi Faggiano, sotto il carrello della trebbiatrice a fare marchette.
Grande fu la letizia, ovviamente pagana, di popolo! A noi del Comitato la dette gratis. Una storia un po' alla Bocca di Rosa, di Fabrizio De Andrè...

E infine gli ori della Madonna (gli ex voto). Erano custoditi in una scatola di scarpe (di cartone naturalmente). La cosa mi eccitava in maniera particolare perchè mio padre raccontava che nel 1936, quando lui era in Africa al seguito delle truppe impegnate nella guerra di abissinia, mia nonna Consiglia aveva donato alla Madonna alcuni oggetti in oro che papà gli aveva mandato dall'Africa invocando il miracolo di far rientrare sano e salvo a casa questo suo figlio, che la testa a posto proprio non ce l'aveva. Questi ex voto destavano in me una particolare curiosità. Qualche anno addietro conobbi un giovane prete che faceva il parroco a Tuturano e gli chiesi notizia degli ex voto, proponendogli, come si fa in tanti altri posti, di venderli per ricavare qualche soldo utile per la Chiesa. Anche se nel nostro caso avevano un valore solo affettivo, simbolico visto che il presidente li custodiva in quel modo approssimativo. Non ne seppi più niente.

Stasera non ho molto da fare e la nostalgia ha preso il sopravvento.   



racconto di Vittorio Bruno Stamerra

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