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La Leggenda Ti Lu Lauru
Lu Laùru è un folletto presente nelle leggende salentine e
rappresenta un essere dispettoso.
Nei racconti degli anziani è un piccolo gnomo o folletto con un cappello in
testa. Si dice che Lu Laùru appare di notte, e seduto sulla pancia fa svegliare il malcapitato che dorme a causa della difficoltà nel respirare e togliendogli la forza di qualsiasi movimento. Se chi
svegliandosi riesce a sostrargli il cappello, lui pur di riaverlo è pronto ad
esaudire un desiderio. Nella storia, la richiesta dei desideri era quasi
sempre il denaro (li sordi), e per quanto lui fosse dispettoso, invece 'ti li
sordi purtava cuperchi (cocci)'.
Anche mio nonno Vincenzo (N'Zinu) che possedeva un cavallo, raccontava di
questo folletto dispettoso che di notte andava ad intrecciare la coda al suo
cavallo. 'Quandu pigghiava ti punta nu cavaddhu, era difficili cu llu lassava
sciri'. Una persona di Tuturano pur di toglierselo di mezzo pensò di cambiare
casa, ma quando durante il trasloco si ricordò di aver dimenticato la scopa,
Lu Lauru da dietro gli disse: non ti preoccupare l'ho presa io.
Altra storia è quella di un'altra famiglia tuturanese che racconta che una
sera un giovane andando a letto spegneva la luce, il tempo di arrivare nella
stanza da letto, la luce si riaccendeva e il padre lo richiamava dicendogli di
andare a spegnere la luce. Dopo un paio di inspiegabili volte che la luce si
riaccendeva, il ragazzo nel momento in cui l'ha spenta per l'ultima volta si è
visto picchiare a suon di schiaffi.
Lu Laùru raccontato da storici ed etnografi.
'Il folletto (che oltre il nome comune di Lauru gode del polinomio di
Scarcagnulu, Scattamurreddhru, Moniceddhru e di Carcaluru).
Lu Laùru volge la sua attenzione agl'animali; di notte, striglia, abbevera, dà
la profenda ai cavalli, agli asini; qualche volta anche li bastona, li
impiaga, li fa intristire [ossia trascura la pulizia dei crini che
s'increspano e si aggrovigliano in modo inestricabile] e non mancano casi in
cui d'una coppia d'animali ben l'uno e mal veda l'altro; toglie allora dal
secondo e dà al primo la profenda della biada, della crusca etc. Una volta una
famigliuola scasò da casa appigionata ed andiede ad abitare in un'altra per
ragione che il Laùru, disturbandola durante il corso della notte, facevala
dannare.
Di giorno non appare giammai, esercita di notte le sue trappolerie. Se poi
s'impossessa di un'abitazione, s'appiatta nei luoghi più reconditi, per lo più
nel sacernale (trave maestra del tetto). Di là nella notte spicca il salto e
cade giù producendo un tonfo sordo come pantofola scagliata contro un muro.
Suggeriva luoghi in cui erano nascosti lasciti (scundituri) e si prendeva
beffe di chi, dopo aver scavato e scavato, se ne tornava a casa ovviamente a
mani vuote. Ma l'omino bizzarro era capace di ben altro: si divertiva ad
intrecciare, nelle stalle, le code dei cavalli, portava via dalle greppie le
razioni di biada oppure toglieva la paglia ad uno per somministrarla
all'altro, sì che, mentre il primo dimagriva, il secondo ingrassava a vista
d'occhio, con disperazione e rabbia del povero padrone'.
scritto da Giulio Carbone
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