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IN TUTURANESE MALI MATREA SIGNIFICA MATRIGNA
SIGNIFICATO:
MADRE STILE, NEMICA NON AMOREVOLE. VEDI ANCHE MATREA. .


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Nel Cassetto dei Ricordi

Riti e usanze di un tempo. Anche Tuturano ha le sue tradizioni, alcune di queste vivono solo nei ricordi degli anziani e non solo. Essenziali ed importanti risorse culturali a base di folklore, artigianato, gastronomia, piccole rappresentazioni che fanno rivivere usi e costumi di generazioni passate. Vogliamo rovistare tra i ricordi, iniziando dal 1980. Carmelu cantava in una canzone "simu di Tuturanu lu carnevali lu festeggiamu".
Quanto entusiasmo attorno a quella festa, i preparativi non finivano mai. Quello stare e collaborare tutti insieme, rendeva felici non solo i ragazzi delle scuole, ma anche gli adulti, che vedevano in quel giorno un momento spensierato e divertente. Li ricordo ancora, alla guida dei mezzi che trainavano i carri, oppure in sella alle moto con delle pompe a spalle che soffiavano coriandoli.
Le più importanti maschere di allora erano Arlecchino, Pulcinella, Colombina, poi si lasciava spazio anche alla fantasia, a tutti i personaggi dei cartoni animati o film. Dei miei, ricordo molto bene Zorro.
Quanti dolci e piacevoli ricordi, dice Aurelio Lorenzini (lu nipoti ti Don Domenicu).
Ricordo con grande affetto il presepe in movimento fatto in piazza da "mesciu" Miminu Neglia (dice Aurelio).
E chi se lo scorda, il presepe nei ricordi di Aurelio, era di richiamo per tutta la provincia di Brindisi e non solo, occupava tutto lo spiazzo una volta destinato a parcheggiò in piazza. La riproduzione delle grotte, ruscelli, fuochi, personaggi in movimento, un'insieme di meccanismi artigianali muovenano ed animavano tutto il presepe. Mimino è stato il primo a creare il presepe in movimento nella nostra zona. Riusciva a realizzare qualsiasi cosa gli passasse per la mente. Per tutti era "mesciu", ma quello che faceva era, arte.
Non bisogna sforzarsi tanto invece, per ricordare "la fucarotta", la cosiddetta focare di Sant'Antonio.
Un grande falò di tralci di vite secchi (li sarmienti), messi insieme tradizionalmente ogni anno e accesi la sera del 17 gennaio. In molte strade del paese si organizzavano mettendo insieme tanti preparati. Ogni famiglia cucinava qualcosa da mangiare seduti attorno al fuoco, il tutto accompagnato dall'immancabile vino (lu mieru), e da canti e balli popolari.
Quante di queste ne vengono accese ancora è difficile dirlo, sicuramente poche rispetto a tanti anni fa.
Grazie allo spunto datomi da Aurelio, ho voluto ripercorrere in questo racconto parte della mia vita e, sicuramente anche della vostra.





foto e testo di Giulio Carbone

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