 |
Riscoprire la nostra storia/ Tuturano: campo di concentramento PG85
L’immaginario collettivo identifica un campo di concentramento come un lager di tipo tedesco; non è così, e non tutti sanno che in Puglia, durante la seconda guerra mondiale, esistevano diversi campi in cui hanno soggiornato i prigionieri anglo-americani, che dopo l’otto settembre del 1943 sono diventati, di fatto, i nuovi alleati dell’Italia.
Il campo di concentramento PG 85, ubicato presso la masseria Paticchi, nella bella e fertile campagna di Tuturano, ha più l’aspetto di un complesso, che è più esatto indicare, con un termine oggi più in voga, come agriturismo. La masseria, attualmente, è in uno stato di abbandono, andrebbe recuperata alla memoria storica e valorizzata anche a fini turistici; è costituita da una serie di fabbricati in cui erano alloggiati i prigionieri. Un tunnel sotterraneo, secondo il racconto e l’immaginario di alcuni, porterebbe fino al mare, più verosimilmente era un rifugio antiaereo o un deposito interrato. Un signore, ormai avanti negli anni, racconta che da giovane si era avventurato all’interno del tunnel, ma, dopo aver percorso qualche centinaio di metri, rinunciò per paura del buio e dell’incognito.

Ogni tanto arrivano a Tuturano ex prigionieri, ormai anziani e accompagnati dai familiari, che chiedono di poter visitare l’ex campo di concentramento. “Mi piacerebbe visitare Tuturano con mio padre, era un sergente del 5° Battaglione del East Yorkshire Regiment, il suo nome è Fallace J. Eisenhauer” ha scritto il figlio. Del resto gli ex prigionieri conservano, date le circostanze, un ricordo complessivamente buono, anche se non bello, di quel periodo, come si può rilevare dal diario di Trooper Gilbert Knott e, ancora “….le donne hanno gettato il pane negli accampamenti, come a Tuturano ….” è scritto dagli Alleati nel rapporto di quella storia dolorosa, della prova criminale di guerra del Maggiore Generale Bellomo, dal 23 al 28 luglio 1945.
Comandante del campo è stato un ufficiale brindisino, il colonnello Favia, che ho conosciuto molti anni fa, durante le esercitazioni militari, cui partecipavano gli Ufficiali in congedo. Una persona molto cordiale, che mi rimase impresso perché somigliava come una goccia d’acqua, nell’aspetto e nei comportamenti, al leader sovietico Nikita Krusciov.
Le persone anziane ricordano i prigionieri di diverse nazionalità e di tutte le razze, inquadrati e scortati dai soldati italiani mentre attraversavano Tuturano e cercavano di fermarsi, soprattutto per avere dalla popolazione un po’ d’acqua.
Colin Rieley mi ha scritto: “mio padre John Rieley, della Royal Tank Regiment fu fatto prigioniero a Tobruk e rimase a Tuturano, ma fuggì dopo l’armistizio” .
Durante le ricerche non sono mancate le sorprese.
Clare Bailey mi ha inviato il seguente messaggio: “scrivo a te per chiederti se c’è qualche possibilità di poter avere qualche traccia su come trovare mio nonno. Era un prigioniero di guerra italiano in Inghilterra al Motcombe Park, Shaftesbury, Dorset (camp 47). Tutto quello che so è che il suo nome era Renato e proveniva dal sud Italia. Intorno al 1944 fu mandato a lavorare in una fattoria in Horsington, Somerset, England, che è il posto in cui incontrò mia nonna. Lui probabilmente non ha mai saputo di avere una figlia qui. Non sappiamo trovare traccia di nessuno dei prigionieri da nessuna parte. Puoi aiutarmi?”
Aiutarla? Certamente, ma è come cercare un ago nel pagliaio.
di Vito Maellaro
|
 |