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IN TUTURANESE GNUFICARI SIGNIFICA TRATTENERE
SIGNIFICATO:
USATO ANCHE PER INDICARE CHI SI è OFFESO O SI è ARRABBIATO E NON HA SFOGATO LA SUA IRA..


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Pasqua 1985 - Parrocchia Maria SS. Addolorata


Carissimi,
da tempo mi frullava in mente l'idea di realizzare questo giornalino perchè diventasse strumento di comunicazione con voi, lontani da Tuturano per tanti motivi. Ed ecco la riuscita! Non ci conosciamo personalmente perchè è solo un anno e mezzo che sono parroco, ma la comunicazione in Cristo ci fa sentire ed essere fratelli in Lui. Vi posso garantire il continuo ricordo che abbiamo per Voi sparsi in ogni nazione. Tuturano non vi dimentica! E queste pagine vogliono essere la testimonianza! Approfitto dell'occasione per farvi giungere gli auguri di Pasqua; possa il Signore Risorto colmarvi di ogni benedizione. Vi aspetto per le vacanze estive!
A tutti voi un abbraccio e un salutone. don Pietro De Punzio

La nostra Chiesa Parrocchiale è stata dotata della elettrificazione delle campane. Si è aggiunta una terza campana. Grazie alla collaborazione di tutti possiamo rendere più bella la nostra Chiesa. Grazie!




La frazione di Tuturano

Tuturano è l'unica frazione staccata dal capoluogo, da cui dista 14 chilometri circa.
Intorno alle sue origini e al suo nome non c'è mai stata univocità di vedute e di giudizi, giacchè alcuni la vogliono di epoca romana, altri addirittura, messapica, altri ancora, medioevale, ipotesi quest'ultima, abbastanza attendibile e largamente accettata. La prevalente convinzione della medioevalità di Tuturano rimase intatta anche quando il 1873 fu scoperto nella masseria Colemi un sepolcro con lapidi e iscrizioni, ed in particolare, il frammento epigrafico: 'RATIR-TITOYR...', ricostruito dal Mommsen in 'ARATYRIOS TITOYRION', e ritenuto come il probabile nome della famiglia, da cui si vuol derivato il nome del villaggio, che dettero la stura ad una congerie di ipotesi sull'origine della frazione. Storicamente provato è che nel sec. XI, dopo le note vittorie della nostra regione, si sparsero per le nostre contrade e per le nostre campagne, specie se fertili come Tuturano.
La presenza dei preti greci, che pur soggetti all'arcivescovo di Brindisi, celebravano i riti nella loro lingua, fatto che si è protratto fino agli inizi del sec. XVIII, conferma l'origine greco-bizantina di Tuturano.

Trattandosi poi di una borgata agricola, lontana - come s'è detto - dal capoluogo, non sembrerà strano che più di una volta essa sia sfuggita ai guai che funestarono, nei secoli, il Capoluogo, ed ebbe una vita tutta sua.
Nel XV secolo, Ferdinando d'Aragona, al fine di ripopolare Brindisi, che a causa della persistente epidemia malarica (conseguenza della totale chiusura del canale fra porto interno e medio, operato per motivi di sicurezza dal principe Giovanni Antonio Orsini Del Balzo) e di una serie di terremoti che si erano abbattuti sulla città, si era ridotta a poco più di 3000 abitanti, concesse privilegi ed esenzioni a tutti coloro che sarebbero venuti a dimorarvi. Molte famiglie di albanesi vi immigrarono alla spicciolata fra il 1464 e il 1478, non solo in vista degli allettanti vantaggi, ma anche per sfuggire alle piraterie dei turchi che infestavano l'Adriatico. Fu così che alle poche famiglie greche dimoranti in Tuturano s'aggiunsero, in quegli anni appunto una cinquantina di famiglie albanesi, cui la Badessa di S.Benedetto concesse quelle terre, perchè fossero coltivate, riservandosi alcune prestazioni.

I guai veri per Tuturano e per le pacifiche famiglie che attendevano al lavoro dei campi, si verificarono nel 1481, allorchè i turchi, che l'anno prima avevano occupato Otranto, sottoponendo al martirio 800 cristiani, colpevoli di non avere voluto rinnegare la loro fede, cominciarono a scorazzare per il Salento, spingendosi fin sotto Ostuni, razziando e depredando.
Il Laggetto nella ' Historia della guerra di Otranto del 1480' così descrive le loro scorrerie: ogni dì correndo per la Provincia, facendo molti danni e perchè li casali e li luoghi convicini alla città erano tutti disabitati per la paura e s'erano le genti ritirate a luoghi mediterranei, s'assicurorno un giorno li turchi di correre fin sotto le mura di Ostuni, distante da Otranto 45 miglia, con 400 cavalli e correvano alla vista con molta preda d'huomini e d'animali che avevano fatta e cavalcavano la volta della marina di S. Cataldo.
Sotto la minaccia delle invasioni che si facevano sempre più frequenti, gli albanesi abbandonarono Tuturano e cercarono rifugio tra i monti d'Abruzzo. Ricacciati finalmente i turchi da Otranto il 13 settembre di quello stesso anno e liberato, di conseguenza, il Salento della loro presenza, essi vi ritornarono, ma ci volle l'intervento regio, perchè la Badessa di S.Benedetto, che avevano considerato scissi i contratti di mezzadria in conseguenza della loro fuga, fossero reintegrati nei loro diritti.
La fisionomia di borgata rurale, in cui è ancora viva la tradizione patriarcale, non ha subito modifiche, se non nelle attrezzature agricole, grazie al progresso tecnico, al cui richiamo si è aperta anche questa antica frazione.
Certo un vasto rinnovamento, negli ultimi trent'anni, si è verificato nella viabilità interna ed esterna, nei servizi igienici ed assistenziali oltre che scolastici, ma gli usi, i costumi e le tradizioni del pacifico e laborioso popolo tuturanese, sono rimasti fortunatamente pressochè intatti.
La popolazione che ha superato i 3.400 abitanti (150 anni orsono, secondo quanto si rileva nell'Atlante storico statistico di Marzolla, edito il 1832, era costituita da 328 unità) e dedita per il 95% al lavoro dei campi ed appunto, per questo, che i prodotti dell'agricoltura tuturanese costituiscono una componente di rilievo nell'economia della provincia di Brindisi.

L'Uomo e il Mondo - di Valeria Bruno 2^ A

La società attuale presenta innumerevoli aspetti negativi. Uno di questi, e forse il più assillante, è quello della disoccupazione. Questa tragedia è vissutta da quasi tutte le famiglie del mondo. La soluzione che oggigiorno è attuata è quella dell'emigrazione. Tanta gente deve abbandonare la propria famiglia, i suoi beni (sia materiali che affettivi), per partire alla ricerca di lavoro in altri stati, dove, magari, deve accettare i lavori più umili e meno salariati, e deve sopportare gli insulti e le umiliazioni. Gli emigrati affrontano tutto ciò per guadagnare un pò di soldi e per costruire, nel paese di origine, un'umile casa in cui vivere con la propria famiglia.
Essi vivono per lungo tempo lontani dai loro cari, e gli anni passano lentamente e monotonamente. Noi cosa possiamo fare per loro?
Certo non possiamo dare lavoro, ma una cosa la possiamo fare: stare vicini ai figli di qualche emigrato e pregare per le loro speranze. Se la nostra preghiera sarà sincera e unita, allora Dio ci ascolterà ed esaudirà ciò che gli chiediamo.






LAddolorata - poesia inedita di Trilussa

Tu piangi sempre, sei l'Addolorata,
prima di tutto quel tuo dolore sotto la Croce.
Qual più grande amore d'una madre per fijo suo che more?
Tu, grande Madre del nostro Redentore,
sei madre a tutti noi e piangi ancora:
Tu guardi er monno e quer che T'addolora
è de vedè dell'ommini nei cori!
Piangi tutti i tuoi fiji, i peggiori,
Tu che sei Madre ar nostro Redentore!
Tu, Mamma Santa, hai lacrime d'argento
che te vengono giù dall'occhi belli
e quanno er pianto tuo se cambia
tutto se fa sorriso e l'occhi brillarelli
so' come stelline ner Tu dorce viso!
Tu scordi er pianto ner Tù paradiso
dove guardi l'ommini, i migliori!
Ce guardi tutti Santa Mamma bella!
Tutti ci avvorgi ner Tù manto azzurro!
E quando se penza
ar Tù pianto de' dolore
ce senti più bboni!
Ma è l'amore che sentiamo pè Te
noi fijiarelli, tutti i tuoi fiji,
Mamma der dolore!
Mamma che piangi là, là tra le stelle
e le lacrime Tue diventan fiori!
 

 



Giornalino della Parrocchia Maria SS. Addolorata

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