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IN TUTURANESE SCATTARISCIARI SIGNIFICA SCOPPIETTARE
SIGNIFICATO:
SI USA SIA PER INDICARE LO SCOPPIETTARE DELLA LEGNA NEL FUOCO, CHE PER L'AZIONE DEL RIDERE IN MANIERA ASSORDANTE, FRAGOROSA.


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Giuseppe Novara - Voglia di Vivere

pagine del libro: intro | 01 | 02 | 03 | 04 | 05 | 06

Nel 1991, nel fiore della vita, mi trovai faccia a faccia con la sofferenza, con la realtà di un disturbo fisico che mai avrei immaginato potesse colpire proprio me. Fino a quel momento lo avevo ignorato e forse, col senno di poi, anche trascurato.Tale disturbo si rivelò purtroppo il sintomo premonitore di un raro carcinoma di natura maligna allo stomaco.

Dicevo che ero nel fiore della vita perché avevo allora solo 31 anni.

Da quel momento la mia vita prese una svolta totalmente diversa da quella che avrei voluto e da quelle che erano le mie aspettative per il futuro, iniziò così un lungo viaggio verso la sofferenza, verso un vero e proprio calvario, fatto di ospedali, medici, analisi di ogni specie, interventi chirurgici, flebo … Proprio quest’ultima terapia risultò essere il mio nuovo pane quotidiano, nel senso che tramite una alimentazione per via parenterale sono riuscito e riesco tuttora a vivere. Molti parlano di sofferenze, di dolori e di morte; ne parlano soprattutto coloro che si ritengono “esperti” in materia esercitando una professione che ha a che fare con le malattie; essi però sono protagonisti solo di riflesso in quanto sono spettatori delle sofferenze altrui. Per questo motivo possono rendere testimonianza solo del dolore, ma mai come chi la morte l’ha vista da vicino e ha camminato fianco a fianco con essa per un determinato periodo di tempo. Si, perché la morte è stata per me la compagna di un lungo viaggio attraverso la sofferenza, attraverso il dolore quotidiano, attraverso le ansietà che hanno scandito ogni istante della mia vita da quel fatidico anno 1991. Il presente opuscolo contenente le mie memorie, che intendo proporre all’attenzione di quanti sono interessati al problema, vuole essere proprio una testimonianza, una voce di chi ha transitato e transita ancora nel tunnel del dolore.

Sia ben chiaro: non mi sento e non voglio essere considerato un eroe, né tantomeno un martire, ma è pur vero che ho lottato e lotto contro la morte e che ho affrontato una prova decisiva per la sopravvivenza sostenuto da una fede - spero - robusta e matura. Credo che tutto ciò sia un dono di Dio che dà sostegno a quanti credono nel suo Santissimo nome. Riflettere sul dolore, sulla malattia stessa, sulla morte non è certo piacevole, ma sono tuttavia dell’idea che meditare sulla vita stessa, una vita che prima o poi - questo è certo – avrà un suo epilogo, aiuta a fortificarsi. La paura della morte è il sentimento più antico e radicato nel cuore e nella mente dell’uomo: esserci e domani non esserci più è, pertanto, motivo di riflessione sul senso stesso della vita. Questo mio racconto vorrei dedicarlo in primo luogo a chi soffre per colpa del cancro, a chi ha iniziato la battaglia per la sopravvivenza, a chi lotta contro il dolore e la sofferenza; in secondo luogo vorrei dedicarlo a quanti quotidianamente si trovano a contatto diretto con i sofferenti di cancro, vale a dire medici, infermieri, parenti, assistenti sociali, amici di persone ammalate.

Vorrei dedicarlo ai “sani”, a quelli che non sanno cosa significhi il dolore non avendo accusato nel corso della loro vita nemmeno disturbi insignificanti. In genere questa categoria di persone crede di essere inattaccabile da qualsiasi tipo di malattia, pensando che la morte – se e quando verrà – sarà dolce come lo è stato il decorso della loro vita e li sorprenderà, magari, seduti ad un tavolo a banchettare con amici e parenti. Solitamente queste persone baciate dalla fortuna, al minimo intoppo, si rattristano e si abbandonano a se stesse perché si trovano impreparate ad affrontare prove così dure e decisive. La mia speranza è che qualcuno, leggendo questo racconto, possa trarre motivo di conforto e di riflessione; il mio esempio possa servire loro a ricordare che anche quando la vita sembra non offrire più nulla di bello e di piacevole, è bella ugualmente perché è un dono di Dio e bisogna battersi per difenderla fino alla fine dei nostri giorni.

Sono fermamente convinto che la speranza, e la fede soprattutto, ci aiuteranno a vincere la battaglia più dura della nostra vita.

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